In un viaggio in Thailandia non si può non andare a visitare gli elefanti. Sono il loro animale sacro, il simbolo della nazione e, più di ogni altra cosa, l’interesse primario dei turisti. Purtroppo negli anni, visitare gli animali, toccarli, salirci sopra… sono diventate attività diffusissime e hanno creato un sistema di sfruttamento estremamente diffuso.
Il nostro secondo giorno in Thailandia abbiamo visitato Ayutthaya e abbiamo subito potuto constatare quanta inumanità ci sia nei confronti di questi animali mastodontici e fieri: venivano legati con catene alle caviglie, costretti a caricarsi turisti e accessori decorativi sulla schiena e a sfilare sull’asfalto in mezzo al denso traffico delle macchine lungo tutto il sito archeologico. La sofferenza di questi animali era palpabile e ci siamo chieste come, davanti a queste scene, le persone facessero ancora la fila per portare avanti questa prassi.
Allo stesso tempo, eravamo fortemente interessate a incontrare questi giganti buoni, ma la nostra volontà era di farlo nel modo più rispettoso possibile sia per loro che per la popolazione e la cultura locale. Abbiamo fatto molte ricerche e abbiamo scoperto una miriade di “santuari etici” sparsi intorno a Chiang Mai, la seconda tappa del nostro itinerario. Sulla carta erano tutti delle oasi pacifiche in cui gli elefanti potessero godere della massima libertà e del minor impatto turistico, ma come fidarsi, specie dopo aver visto centinaia di foto negli stessi posti di persone in posa che li toccavano tutti? Ci siamo fidate e abbiamo provato.
Abbiamo trovato un tour che ci sembrava fare al caso nostro e, appena arrivati al santuario, ci hanno accolti con una spiegazione molto dettagliata su quali elefanti fossero ospitati lì. E sapete cosa? Ci hanno fatto veramente una bellissima impressione. Mentre guardavamo da lontano questo campo immenso con una manciata di elefanti al limitare che si nutrivano sotto un albero, abbiamo appreso le differenze fra elefanti thailandesi e africani, come siano le loro proboscidi (gli elefanti africani hanno due “dita” che usano per pinzare il cibo, mentre quelli thailandesi solo un “dito”), che tipo di frutta mangino tutti i giorni e quale fosse il loro traumatico passato.
Tutti loro erano stati portati via da situazioni di cattività, da chi li incatenava come quelli che avevamo visto noi ad Ayutthaya qualche giorno prima e da chi ci guadagnava sopra facendoli esibire al circo. Una di loro, ad esempio, era arrivata da sole poche settimane e aveva ancora molta paura del contatto umano. Potevamo avvicinarla ma mai toccarla, perché avrebbe potuto reagire istintivamente. Inoltre, nessuno di loro era mai stato libero in natura e questo rendeva fondamentale la presenza dell’uomo e di questi santuari per aiutarli a procacciarsi il cibo e tutelarli, ma tutto sommato erano relativamente liberi e vederli con così tanto spazio a disposizione era veramente una bella sensazione. In conclusione alla spiegazione, ci hanno avvisati su cosa agli elefanti facesse o meno piacere e cosa ci fosse vietato fare. Ho empatizzato subito con loro alla frase “Amano mangiare, ma odiano essere toccati mentre lo fanno”. Grandi, io pure.
Quindi, dopo una buona mezz’ora di spiegazione sugli elefanti e su come potevamo approcciarci a loro senza dargli fastidio, ci siamo avvicinati al prato dove stavano e abbiamo iniziato a dargli da mangiare. Mangiano un sacco! Avevamo banane nane da offrirgli e la famosissima canna da zucchero, così tante volte elencata nelle interrogazioni di geografia delle medie e mai vista di persona. Dopo un po’, i ragazzi che gestivano il santuario li hanno guidati con il cibo verso un corso d’acqua in cui loro sono entrati a rinfrescarsi e a lavarsi via il terriccio di dosso. Essendo comunque un tour turistico, nostro malgrado, tante persone sono entrate in acqua con delle sorte di ciotole che i ragazzi del posto fornivano per gettare l’acqua sul dorso degli elefanti e la scena dopo un po’ era alquanto caotica e grottesca, ma ad ogni modo gli elefanti parevano godersela un mondo e apprezzare molto il contatto con l’acqua. Il tutto non è durato molto, dopo essersi fatti il bagno noi ci siamo allontanati e loro hanno continuato a camminare liberi nel loro ambiente.
Sicuramente, un qualsiasi animale prediligerebbe evitare il contatto con gli umani e viversi la propria vita isolato nel suo ambiente naturale, ma santuari come questi sono vere e proprie tutele per animali nati e cresciuti in cattività e l’esperienza tutto sommato ci ha mostrato come i loro volti grinzosi e all’apparenza imperscrutabili, avessero due espressioni completamente diverse tra Ayutthaya e Chiang Mai.
Non possiamo definire se una visita come questa sia effettivamente etica, non siamo noi che possiamo delimitare i confini che ognuno pone alla propria eticità, ma sicuramente per noi è stata un’esperienza formativa: abbiamo imparato a conoscere una specie che non avevamo mai incontrato, le sue caratteristiche fisiche e comportamentali, come vivono, di cosa hanno bisogno… La parte di spiegazione è probabilmente stata fondamentale per noi per poterci approcciare nel modo più consapevole e più rispettoso possibile e questo è sicuramente l’aspetto che ci sta più a cuore.
Viaggiate sempre con curiosità.
– Marti & Fede
Per prenotare il tour a cui ci siamo appoggiate noi, trovate il link qua sotto:
GetYourGuide
Chiang Mai: Tour escursionistico di Doi Inthanon e programma di cura degli elefanti
Vivi incontri etici con gli elefanti e fai trekking sui sentieri lussureggianti del Doi Inthanon. Cammina con gli elefanti, fai escursioni alle cascate, visita le Twin Pagodas e una piantagione di caffè delle tribù delle colline.
ScopriPer visualizzare il santuario Dumbo Elephant Spa Camp su Google Maps vi lasciamo qui di seguito la mappa:


