La leggenda sulla fondazione del Doi Suthep

Il Tempio Doi Suthep dista circa mezz’ora d’auto da Chiang Mai. È una gita che occupa una mattinata piena, ma che vale sicuramente la pena per la sua storia e iconicità.

Per salire ci sono 306 scalini: non sono molti, ma noi abbiamo preferito raggiungere la cima con la funicolare in pochi minuti e a un prezzo bassissimo, per poi ridiscendere a piedi una volta terminata la visita. Arrivati in cima, la prima cosa che si nota è una grande campana che i monaci del tempio usano per scandire le fasi della giornata: la sveglia del mattino, l’arrivo dei fedeli con cibo e offerte, il pranzo, i momenti di preghiera, la cena e infine il riposo notturno. I monaci non possiedono oggetti, né orologi: da generazioni la campana regola i loro ritmi quotidiani, in armonia con il ciclo naturale, senza bisogno di adattarsi ai tempi moderni.

Durante la visita si incontra un grande bassorilievo in legno intarsiato che racconta la leggenda del tempio. La guida ci ha spiegato che la fondazione del Doi Suthep è legata a un elefante bianco, animale sacro nella cultura thailandese e un tempo indispensabile per attraversare le foreste.

La leggenda narra che, nel XIV secolo, un monaco trovò una reliquia di Buddha e la portò al sovrano del Regno Lanna. La reliquia si ruppe in due: una parte venne posta su un elefante bianco reale, che fu lasciato libero sulle montagne. Dopo aver barrito tre volte, l’elefante morì, e in quel punto fu eretto il tempio, oggi principale luogo di culto della regione del Lanna.

 

Viaggiate sempre con curiosità.

– Marti & Fede